SULLA NEVE
Jacopo Figura

(Comunicato stampa,  Galleria Fuoricampo, ArtVerona 2021)

I materiali e le tecniche classiche delle belle arti sono elementi ricorrenti nel lavoro di Eugenia Vanni; da essi trae tutto l’universo di significante e significato con cui edificare la sua poetica e il principio su cui fonda l’autenticità del suo operare. La sua analisi sui processi e sugli stadi intermedi delle tecniche pittoriche, dall’olio all’affresco, dalla preparazione dei colori al supporto, confonde il vero ed il falso, la raffigurazione e l’oggetto, la tecnica e la funzione in un gioco di esibizioni e nascondimenti. Questa pratica restituisce una pittura astratta, concettuale, informale, realistica, minimale a seconda del materiale con cui intende interagire e del procedimento impiegato. La realtà stessa è fatta di relazioni e non di oggetti isolati. Una pennellata veloce e non controllata su una tela grezza, uno strato di preparazione steso con metodo, o i monocromi di tela – il cotone in confronto al lino – sono tutti momenti di un fluire relazionale relativo. Ogni ritratto è perciò uno studio sulle infinite relazioni di reciprocità che intercorrono fra l’artista ed il mondo esterno, e la pittura, come campo d’indagine e come soggetto, offre opportunità insospettate al suo uso.
La messa in opera delle tecniche pittoriche trova infatti una nuova dimensione nelle sculture che emergono dal pavimento e interrompono lo spazio; i monoliti realizzati con la tempera all’uovo, agiscono come condizioni reali che, pur rifiutando ogni intenzione figurativa, aprono una dimensione paesaggistica inviolata, primitiva. Solo gli schizzi realizzati su blocchi da disegno e poggiati sui basamenti rivelano la presenza dell’artista che si cela dentro le sue finzioni. I disegni di Giuliano Vanni, padre di Eugenia e anch’egli artista, occupano però solamente la prima pagina mentre gli altri fogli del blocco gli offrono esclusivamente supporto. Le sculture di tempera sostengono così tutto il peso di un passato – personale ed universale – da portare avanti e si individuano come luoghi notevoli di un percorso seguito con grande responsabilità. Grazie ad una pratica rigorosa – dove metodo e teoria si sostengono e si legittimano ogni volta – i lavori di Eugenia Vanni mirano al cuore della pittura con le armi della pittura, facendo di ogni passaggio un soggetto da ritrarre; e, evidenziando gli aspetti nascosti del procedere attraverso la finzione di un gesto minimo, la sua ricerca tende ad annullare del tutto ogni distinzione fra supporto, preparazione e immagine e capovolge i rapporti di dipendenza fra tecniche e materiali, funzione e uso. Nell’ambito delle arti classiche e enfatizzando un uso accademico della pittura, i suoi lavori aprono spazi di senso e interpretazioni assai pertinenti sulla realtà dell’immagine e sulla nostra epoca, dove il paradigma dell’informazione – istantanea e ubiqua -, per cui esiste solo quello che si può mostrare, si alimenta di immagini esaurienti o allusive in cui la verità è spesso presa a pretesto o usata come ricatto. L’artificio creativo della finzione del non finito esalta la poetica del processo o dell’accadere e delinea un’estetica che va al di là dell’imitazione del vero, perché il vero non è il fatto, ma è come se lo fosse.

 

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INTORNO ALLA PITTURA #2
Davide Ferri

(Estratti dal catalogo “La pittura intorno. Tela su stoffa” a cura di Ilaria Mariotti, Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno PI, 2019)

[…] Anche i quadri della serie La pittura intorno, che dà il titolo alla mostra a Villa Pacchiani, sembrano, a tutta prima, integralmente astratti. Sono attraversati da bande verticali (bande di diverso colore) su una tela apparentemente grezza, disposte ritmicamente lungo la superfice, e per via della loro partitura fanno pensare a un dipinto minimalista o tutt’al più a un lavoro di Barnett Newman.
Avvicinandosi, invece, la prospettiva/visione appare del tutto diversa: quello che sembrava il supporto, una tela di lino, è in realtà una tela di lino dipinta, una specie di trompe l’oeil di un comune supporto, con colpi di bianco e una fittissima griglia dai toni ocra che riproduce la trama della tela.
Questo strato di tela dipinta, che potrebbe riportare in superficie ciò che sta sotto, o dentro, ricopre – lasciando integre solo alcune bande meticolosamente individuate dall’artista – il supporto reale, una stoffa decorata, un comune tessuto da sole preparato industrialmente.
La tela dipinta, dunque, costruisce l’immagine per sottrazione: propagandosi cancella, se continuasse a espandersi su tutta la superficie delineerebbe l’immagine di tela vuota, di una pagina bianca (come del resto avviene in un quasi monocromo bianco, Ritratto di tela preparata, una sorta di rappresentazione del grado zero della pittura), ma si arresta per definire bordi e contorni di una figura (astratta). È quello che accade anche in Lino su nero, dove la tela dipinta copre un fondo monocromatico, lo strato di imprimitura nera che rappresenta il primo trattamento della tela reale, arrestandosi in un contorno frastagliato che individua una grande macchia simile a un tracciato/grumo di pennellate gestuali. […] […] Nella pittura di Eugenia Vanni esistono dunque un ipotetico sotto, un dentro (la tela, il supporto) che emerge in superficie in forma di immagine, e una sovrapposizione di strati che dà vita a una temporalità incongrua e incerta.
Ogni cosa, nei lavori di Vanni, parla di questa natura materiale del quadro, del quadro come oggetto, del quadro e delle sue articolazioni materiali. Parla di un dentro, di un sotto, che emerge in superficie in forma di ritratto, un continuo richiamo a un genere, il genere per eccellenza della pittura figurativa, che per l’artista non ha a che fare con il volto, con il corpo umano, ma con il volto e il corpo della pittura.[…] […] I dipinti di Eugenia Vanni sono mappe di movimenti e di forze invisibili.

 

INTORNO ALLA PITTURA #1
Ilaria Mariotti
(Estratti dal catalogo “La pittura intorno. Tela su stoffa” a cura di Ilaria Mariotti, Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno PI, 2019)

Eugenia Vanni basa la sua ricerca sulle tecniche artistiche. Come spesso succede esiste un interesse che affonda le sue radici nella storia personale dell’artista: figlia di un pittore, Giuliano, ha speso la sua infanzia e la sua adolescenza nello studio del padre, tra i materiali della pittura in una città fortemente legata alla conservazione delle tradizioni. Questo dato di fatto, oltre a rientrare in una sorta di mitologia d’artista, costituisce un sincero punto di partenza rispetto a pratiche e curiosità e rientra da subito e in maniera concettuale nella ricerca di Eugenia. La tradizione artigianale di bottega così come Cennino Cennini l’ha intesa quale manuale di pratiche, elenco di ricette, soluzioni di problemi tecnici legati alla pittura trecentesca e raccolti nel suo Libro dell’arte, con le sue tavole, pigmenti, colle, stesure di colore, Eugenia la trasferisce in un presente dove puntualizza il “saper fare”, rigenera le tecniche a favore di un aspetto culturale delle stesse tecniche e dei contenuti, sperimenta il corto circuito tra tradizione e innovazione. L’innovazione è ad esempio costituita nel trattare adeguatamente e poi dipingere con la tempera all’uovo ordinari oggetti di legno rotti e gettati (Stagioni, 2015)[…] […] Quello che Eugenia rappresenta sono le tecniche artistiche, il fare dell’artista come consapevole erede di una tradizione, anche artigianale, ma preferirei definire sperimentale, in merito a trovare soluzioni adeguate in merito al “come” ma anche in merito al “cosa”. Il “come” consiste nel trovare i giusti gesti attraverso strumenti adeguati per dipingere esplorando ciò che la storia dell’arte inanella – il figurativo, l’astratto, l’informale, l’Action painting, il Minimalismo – come esigenze espressive che hanno trovato tecniche efficaci, hanno esplorato materiali. Così i pennelli fini e grossi, lunghi e corti, le spatole, lo sgocciolamento, l’olio, l’acrilico, la rapidità, la lentezza (dovute al modo in cui i colori asciugano), rispondono a studio e ricerca, a un’attività che è del “fare” oltre che “del pensiero”.[…] La tecnica e il fare generano senso: così è nel ritratto del parallelepipedo realizzato con la tecnica dell’affresco. Un lato per ciascuna giornata (di lavoro) così come, guardando attentamente e spesso di sbieco a luce radente gli affreschi, ci rendiamo conto della divisione in giornate di lavoro, quando tutto l’intonaco che si intendeva lavorare nella giornata doveva rimanere bagnato e pronto per il processo di carbonatazione (Cinque giornate 2015)[…]CHE COSA E’ DIPINTO E CHE COSA NON LO E’?
Eugenia sa come funzionano le retoriche dello sguardo e della percezione: attraverso i rapporti figura sfondo costruisce la sua pittura attraverso la sottrazione, lo svelamento, giocando su cosa è dipinto e che sembra sfondo, tela, e cosa non lo è […] Un gruppo recente di lavori mostra tessuti industriali di cui tutto è coperto attraverso la pittura che simula la tela di lino tranne che strisce rosse, bianche, blu, in apparenza soli soggetti su campiture uniformi ma in realtà unici elementi in stampa industriale non dipinti ma lasciati emergere dal fondo[…]Gli intarsi rendono ancora più visibile il prelievo pittorico e l’inganno visivo: nell’uno e nell’altro quadro due porzioni, l’una dipinta e l’altra reale dove ciò che viene posto sulla superficie pittorica non è un altro materiale (come avviene nel collage) quanto piuttosto una nuova pelle artificiale (Intarsio, 2019) del cotone sul lino grezzo e viceversa. […]


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EUGENIA VANNI

Ilaria Bernardi
(222 Artisti emergenti su cui investire, ed. exibart, 2019)

La ricerca di Eugenia Vanni da sempre corrisponde a una riflessione radicale sulle tecniche artistiche per sublimarle da medium a oggetto di indagine concettuale. A costituire i principali soggetti delle sue opere sono sovente le antiche tecniche di belle arti, soprattutto quelle precipue dell’arte medievale, in particolare senese, città in cui l’artista è nata, vive e lavora. se recuperate nell’oggi, tali modalità operative divengono strumento per rinviare al loro primigenio valore simbolico legato alla pittura sacra medievale e sono pertanto capaci di rendere ogni nuova opera icona contemporanea. Al razionale concettualismo insito nell’analisi metalinguistica sul fare artistico, Vanni aggiunge così l’appassionata soggettività intrinseca nel simbolico riconoscimento delle proprie radici.

EUGENIA VANNI
Ilaria Bernardi
(Dal catalogo della mostra “Young Italians 1968 – 2018, Italian Institute of Culture,  mostra a cura di Ilaria Bernardi, new York City, 2018)

Eugenia Vanni is radical in her reflection on technique. She brings back ancient fine arts technique and sublimates them from medium to the object of conceptual analysis. The sole subjects of her works are thus egg tempera on wood (in Ritratto di tela di lino preparata, 2017), oil on canvas, fresco, engraving, silverpoint and the other traditional technoques used in medieval art, especially in Siena, where the artist was born, lives and works. Vanni thus adds to the metalinguistic analysis of art-making, which she borrows from Giulio Paolini, the intrinsic subjectivity in the acknowledgement of her roots.